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E ora si litiga anche per la cucina etnica

Corriere della sera

Ricerca dell'Anammi: nei condomini il 16% delle liti è dovuto agli odori causati dall'uso di spezie particolari

Gli amministratori: "il cibo esotico non e' illegale serve più dialogo con gli immigrati"

MILANO - E ora i condomini litigano anche per la cucina. Lo segnala l'Associazione nazional-europea degli amministratori d'immobili (Anammi), che nell'ultimo anno ha registrato una forte crescita di liti tra condomini legate ai forti odori delle spezie utilizzate dagli immigrati.

La cucina etnica è spesso causa dei liti tra i condomini (Archivio Corsera)Stando ai dati dell'associazione, le liti di condominio legate alle cosiddette «immissioni» sono le più frequenti: il 27% sul totale annuo delle diatribe condominiali. E di recente, secondo l'Anammi, gli episodi di questo genere si sono moltiplicati. Di quella stessa percentuale, attualmente, la «lamentela da cucina etnica», spesso seguita dall'esposto alla pubblica autorità, rappresenta il 16%.

LA CASISTICA - «Il caso più classico - spiega Giuseppe Bica, presidente dell'Anammi - è quello del gruppo di condomini che si lamenta per il forte odore di cucina orientale». L'inquilino responsabile, il più delle volte, si difende così: «Voi avete il soffritto, io il pollo al curry». Non a caso, l'80% delle liti di stampo etnico-culinario coinvolgono immigrati di origine asiatica (India, Bangladesh e Pakistan), seguiti alla distanza dai cinesi (15%) e da stranieri del Maghreb (in particolare Tunisia e Marocco). Il punto, chiarisce il presidente dell'Anammi, «è che l' immigrato ha ragione. Secondo l'articolo 844 del Codice Civile, l'immissione non può essere impedita a meno che non superi la normale tollerabilità, rilevata nel contesto di riferimento». In altre parole l'odore di fritto che arriva dalla rosticceria sotto casa si deve evitare; non così, invece, un aroma, anche molto forte, di origine gastronomica. Cosa devono fare, dunque, gli amministratori condominiali investiti del problema? Pica suggerisce la via del dialogo e qualche stratagemma, come «una cena etnica tra condomini, un giro nella cucina della famiglia di immigrati, in modo da far capire che in quel posto non succede nulla di strano. È un modo per superare la barriera tra due mondi».

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